Quando da piccolo ascoltavo parlare i grandi tra di loro capitava spesso di sentire questa frase: “i Nojani sono amanti dei forestieri”. Era un modo chiaro e semplicistico per rimarcare la tendenza nostrana a non valorizzare le eccellenze del paese.
Onestamente ai tempi credevo si trattasse del solito “vittimismo” paesano, convinzione questa, che derivava anche dalla poca conoscenza che avevo dei figli illustri di Noicàttaro.
Con il tempo, e crescendo la passione per la storia locale, ho imparato a conoscere quanti “figli” illustri annovera Noicàttaro, tanto da correre il rischio che citandoli potrei facilmente dimenticarne qualcuno.
Pensate, sin dal quindicesimo secolo Noja (il nome del paese fino al 1862) vantava tra i propri figli il Vescovo Francesco Vitale, grandissimo teologo oltre che maestro e consigliere del Re Ferdinando II di Aragona, o ancora altri concittadini, quali il Console Positano e Rito Selvaggi, il Mons. Laudadio, il Vescovo Roberto da Noja, l’Avv. De Rossi, il Prof. Pende e tanti altri non meno importanti.
L’esempio plastico di quello che ascoltavo da bambino oggi lo troviamo ben rappresentato in Via Selvaggi (volutamente riportato senza nome). Infatti, chi conosce la localizzazione di detta via potrà notare qualcosa di veramente inusuale.
La targa che riporta il nome della via è esattamente scritta così: “via Selvaggi”, niente nome, niente riferimenti professionali, nessuna dicitura aggiunta.
Sgombriamo il campo sin da subito, non è colpa della attuale amministrazione, la targa è li da almeno 20 anni, semmai questa amministrazione ha l’occasione di prendersi il merito della futura e necessaria modifica, necessaria perché oggi chi passa da quella via può credere che sia intitolata a qualcuno o a qualche gruppo che in passato abbia vissuto selvaggiamente o magari pensare che in zona vi fosse un insediamento di selvaggi.
Invece no, quella strada è intitolata a Rito Selvaggi, Noicattaro, 22 maggio1898– Zoagli, 19 maggio 1972 , illustre compositore, direttore d’orchestra e musicista italiano.
Ha composto numerosissime opere ed ha diretto tre dei più prestigiosi conservatori italiani: Palermo, Parma e Pesaro.
Il maestro Rito Selvaggi deve il proprio nome alla devozione della madre a Santa Rita da Cascia.
Fin dalla più tenera età Rito Selvaggi dimostrò inclinazione e passione per la musica, passione e talento che lo accompagnarono per tutta la vita.
Nel 1910 entrò da allievo al Conservatorio Rossini di Pesaro del quale divenne poi direttore nel 1959. Già a 14 anni cominciò ad esibirsi in concerti pianistici, in Italia e all’estero, e fu lodato da Debussy e Paderewski.
Durante la Prima guerra mondiale, sebbene ferito da una pallottola austriaca, suonò ed organizzò per le truppe memorabili concerti.
Fu allievo di Ferruccio Busoni. Dopo l’armistizio fu protagonista della vita musicale del Trentino-Alto Adige, del Tirolo e a Vienna, fino ad intraprendere una carriera artistica che lo portò come direttore d’orchestra in tutta Europa, in Russia, in India, in Giappone, negli Stati Uniti d’America e in Australia nel 1927. Nel 1929 viene eseguita al S. Carlo di Napoli la sua opera Maggiolata Veneziana. Dal 1929 al 1943 fu direttore artistico della allora EIAR. Nel 1934 assunse la Cattedra di Composizione al Conservatorio di Parma. Nel 1938 divenne Direttore del Conservatorio di Palermo dove gli fu anche assegnata la Presidenza che tenne fino al 1941. Nel 1956 tornò, come direttore, al Conservatorio Arrigo Boito di Parma, direzione che resse fino al 1959. Dal 1959 al 1963 fu Direttore del Conservatorio Rossini di Pesaro.
Tra le sue opere più note si ricordano: “La Sposa di Fontebranda – S.ta Caterina da Siena“, oratorio scenico in un prologo e tre tempi con testi dell’autore desunti dalle Sacre Scritture e dalle lettere di Caterina e Jacopone da Todi; “Laus Perennis”, concerto italiano per strumenti a corda in onore di S.Tommaso d’Aquino, più volte trasmessi dalla Rai; “Trittico Sinfonico-La natività di Gesù”; “Stabat Mater” Messa Antoniana; Estasi di S. Francesco; e ancora, Mottetti (fra i quali Tu es Petrus, dedicato a Papa Pio XII), Romanze, La Sonata Drammatica per viola e pianoforte, Sonate per violino e violoncello concertante, Quartetto per archi, Giaculatorie, Stornelli Sacri, La Sonata per pianoforte “Omaggio a Chopin”, ecc.
Gli ultimi anni di Rito Selvaggi furono trascorsi nella sua villa di Zoagli, circondato dall’affetto della moglie, Contessa Vittoria Cervelli, e della cognata Bianca, in austera solitudine, dedito alle sue composizioni e ai suoi studi.
Morì nel maggio del 1972 all’età di 74 anni, mentre lavorava alla sua opera di grande impegno “Per Crucem ad Lucem”, dramma mistico in un prologo a tre tempi.
Questo è in breve il curriculum del maestro per cui la targa così apposta non rende giustizia a quello che è stato.
Sarebbe bello che sin da subito e con un impegno di spesa non esorbitante l’amministrazione comunale riservi al maestro il giusto tributo che merita, modificando le targhe aggiungendo sia il nome che data e luogo di nascita e morte insieme alla qualifica di musicista e compositore.
Piccoli segnali utili a tramandare il ricordo alle future generazioni ed ai forestieri che percorreranno la via, gesti concreti utili a smentire la sensazione diffusa che i Nojani sono amanti dei forestieri e che l’erba del vicino è sempre più verde della nostra.
Essere Nojani non deve essere un minus, il merito va sempre valorizzato.
W Noicàttaro
Mimmo Pignataro

